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LE RELIQUIE DI SAN FELICE MARTIRE GIUNGONO A TORTORELLA
Il titolo di Marchese di Tortorella venne concesso il 20 luglio 1710 ai coniugi Teresa Garofano e Francesco Carafa (ramo poi estinto).
Il 19 maggio 1765, Mons. Pantuliano venne in visita a Tortorella ove fu ricevuto dal Clero e dal popolo.
Nella chiesa principale erano presenti il Santissimo Sacramento, la fonte battesimale e gli oli sacri. L'Altare Maggiore era dedicato a Santa Maria Assunta in cielo. Inoltre erano presenti gli altari della Madonna del Rosario, del Sacramento, dell'Annunciazione, di Santa Maria di Loreto, di Santa Lucia, di Santa Maria del Carmelo, di San Bernardino e di Sant' Antonio da Padova. Erano presenti inoltre il coro e libri corali.
Nell'abitato erano aperte al culto le cappelle di Santa Maria della Pietà, del Purgatorio, di San Vito, S. Basilide, Santa Maria la Sacra. Fuori abitato c'erano le cappelle di San Giuseppe e San Leonardo
Il clero annoverava, 21 preti, 3 diaconi, 1 suddiacono, 2 chierici.
Nella chiesa parrocchiale di Tortorella venne conservato l'intero corpo del Martire San Felice. Le preziose Reliquie, conservate per secoli nelle catacombe di Santa Ciriaca dell'alma Roma, furono concesse dal Papa Clemente XIV alla Cappellania di San Bernardino della Chiesa Colleggiata di Tortorella. Il Corpo santo del glorioso Martire fu portato da Villammare, via contrada Vallina, a Tortorella il 27 ottobre del 1769.

 

DALLA CACCIATA DEL MARCHESE CARAFA ALL'UNITÀ D'ITALIA  
Pozzo del palazzo Marchesale
Agli inizi del XIX secolo, con l'epopea napoleonica si ebbe l'abolizione del regime feudale. Nel 1810 la tirannica famiglia del marchese Carafa, che amministrava Tortorella dal 1600, abbandonò il paese. Ebbe fine così un lungo periodo caratterizzato da soprusi e violenze ai danni della popolazione e del clero tortorellese.
Le insurrezioni che hanno contraddistinto il Cilento in periodo borbonico non trovarono alcun appoggio in Tortorella. La forte amministrazione politica, gestita saldamente dai nobili e dal clero, non lasciò spazio alle sommosse popolari.

Tortorella non partecipò pertanto all'insurrezione nel Cilento del 1828, capeggiata da Antonio De Luca, né alla rivolta del 1848.
Accettando lo stato delle cose, per una sfiducia nei cambiamenti, contribuì alla disfatta del tentativo di Pisacane di far insorgere le popolazioni del Cilento.
La sera del 28 giugno 1857, Carlo Pisacane sbarcò a Sapri. Il giorno seguente dopo aver invano cercato aiuti a Sapri e Torraca proseguì verso il Fortino seguito dai trecento rivoltosi. Il bel capitano marciò in direzione di Casalbuono per poi piegare verso Padula dove fu attaccato dalle guardie urbane. Gli scampati a tale scontro, incluso Pisacane, perirono nell'attacco presso Sanza.
Nel tardo pomeriggio del 29 giugno un drappello di rivoltosi aveva cercato di penetrare in Tortorella. L'attacco fu respinto dalle Guardie Urbane. Giambattista Bello fu decorato con medaglia d'oro per l'impegno profuso.
All'epoca Tortorella aveva a disposizione un efficiente sistema difensivo basato su imponenti mura di cinta e numerose torri di guardia.
Nel Novecento, in paese una strada sarà dedicata all'eroe genovese.
Il 22 ottobre 1860, a seguito del Plebiscito a Napoli e in Sicilia, il Regno delle due Sicilie fu annesso allo Stato Sabaudo.
Il 20 settembre 1870 l'esercito italiano, guidato dal generale Cadorna, entrò a Roma.
Dai censimenti demografici la popolazione di Tortorella appare seguire un andamento decrescente:

nel 1861 ab. 1101
nel 1871 ab. 1128
nel 1881 ab. 1152
nel 1901 ab. 1318
nel 1911 ab. 1266
nel 1921 ab. 1080
nel 1931 ab. 888
nel 1951 ab. 963
nel 1961 ab. 901
nel 1971 ab. 853
nel 1981 ab. 783
nel 1991 ab. 717
nel 2001 ab. 711

 

BIBLIOGRAFIA
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» Cataldo sac. Giuseppe, 1973, Notizie storiche su Policastro Bussentino.

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